4.5.10

Lia Rumma Milano, OPENING NEW GALLERY

Lia Rumma Opening Party
CLS Architetti Milano: Visualizza il progetto della nuova Galleria

ETTORE SPALLETTI
Inaugurazione sabato 15 maggio 2010, ore 12
Galleria Lia Rumma, Via Stilicone 19, Milano
orario galleria: martedì - sabato, ore 11.00-13.30 / 14.30-19.00
dal 15 maggio al 18 settembre 2010

Lia Rumma apre il il nuovo spazio a Milano in Via Stilicone 19 con una mostra di Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940), artista che, a partire dalla metà degli anni Settanta, ha creato un linguaggio sospeso tra pittura e scultura, in una attenzione rivolta alla luce ed allo spazio, ricordando tanto l’astrazione moderna, quanto le geometrie della pittura rinascimentale. Le sue campiture cromatiche ricoprono forme essenziali, che, nell’apparente contenimento entro i propri contorni geometrici, diventano evocative grazie alla qualità della pittura che le informa.
Le forme sono disegnate, poi riportate su legno, carta o pietra, e infine dipinte. Il disegno dunque non è che il supporto dell’opera, che nasce soltanto quando il colore prende corpo. Lo spessore di colore è ottenuto attraverso la stesura di strati successivi di un impasto di gesso e pigmenti, in un procedimento lento, che tiene conto dei diversi tempi di essiccazione. Il colore si rivela soltanto nel momento finale di questo lungo processo, quando l’abrasione provoca la scomposizione dei pigmenti, rendendo le superfici polverose, come pelle dalla consistenza vellutata, con infinite sfumature e variazioni tonali. Poco a poco, il disegno annega nel corpo nascente del colore e accede allo statuto che Spalletti stabilisce per esso, quello del contorno. Non c’è pittura nel senso tradizionale del termine, ma identificazione tra colore e supporto, non c’è scultura nel senso del modellato, perché la carta abrasiva cancella ogni eco di emozionalità. I colori che caratterizzano il lavoro di Spalletti sono tenui, sempre attraversati dal bianco del gesso che impedisce loro di bloccarsi in un assetto definitivo, restituendo alle superfici un respiro che rimanda alla vita e alla sua figuratività.
“Disporre i colori uno dopo l’altro per descrivere un’immagine, aprendo lo sguardo a luoghi sconosciuti... l’azzurro è un colore atmosferico, gli azzurri usati nelle mie opere sono sempre diversi, anche dosi quasi impercettibili li distinguono. Uso l’azzurro perchè è un colore che non si presenta mai attraverso la superficie del suo esistere ma è un colore in cui siamo immersi continuamente. E così il rosa… uso il rosa perchè è il colore dell’incarnato, quindi ha sempre la possibilità di trasformarsi a seconda della nostra emozionalità. Nel dormiveglia del mare troviamo il grigio argento. Il grigio è accoglienza, è un colore che si muove verso il bianco ma anche verso il nero,che offre la più alta qualità di tutti i colori.”
Mostre personali sono state dedicate a Spalletti da istituzioni prestigiose come il Guggenheim Museum di New York, il Museo di Capodimonte a Napoli, Il Musée de Strasbourg, lo SMAK di Gent e il MUHKA di Anversa, la South London Gallery di Londra, il Musée d'Art Modern de la Ville de Paris, il Kunstverein di Monaco, il Museum Folkwang di Essen, la Henry Moore Foundation di Leeds, Villa Medici a Roma ed il Museum Kurhaus di Kleve. Diverse le partecipazioni a mostre internazionali, tra cui Documenta VII e IX a Kassel e la XL, XLIV, XLVI, XLVII Biennale di Venezia.

Ettore Spalletti
Opening Saturday 15 May 2010, 12 pm
Galleria Lia Rumma, Via Stilicone 19, Milan
Gallery opening times: Tuesday - Saturday, 11 am -1.30 pm / 14.30
pm-7 pm
from 15 May to 18 September 2010

Lia Rumma is pleased to announce the opening of a new gallery in Milan in Via Stilicone 19 with an exhibition of the work of Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo,1940). Since the mid-70s, the artist has created a language that is suspended between painting and sculpture, focusing on light and space, an approach which is reminiscent of both modern abstract art and the geometry of Renaissance painting. His chromatic backgrounds cover essential forms which, through the apparent containment within their geometric outlines, become evocative due to the quality of the painting with which they are imbued.
The forms are drawn, then transferred to wood, paper or stone, and finally painted. The drawing is therefore simply the support for the work, which only comes into being when the paint materialises. The thickness of the paint is obtained by applying successive layers of mixtures of plaster and pigments, a slow process which takes account of the varying times required for the paint to dry. The colour is only revealed in the final moment of this long process when abrasion causes the decomposition of the pigments, making the surfaces powdery, like velvety skin, with an infinite range of shades and tonal variations.
The drawing gradually drowns in the emerging body of paint and attains the statute that Spalletti establishes for it, that of the outline. There is no painting in the traditional sense of the term, but identification between paint and support; there is no sculpture in the sense of shaping, because the abrasive paper cancels all signs of emotivity. Spalletti’s works are painted in delicate colours over which he always applies white chalk. This prevents the paint from setting in a definitive structure,giving the surfaces a breadth that alludes to life and its figurativeness. “Arranging colours one after the other in order to describe an image, taking the observer on a voyage into the unknown … blue is an atmospheric colour; the blues I use in my works are always different; they can even be distinguished by almost imperceptible quantities of paint. I use blue because it is a colour which never presents itself through the surface of its existence but is a colour in which we are continuously immersed. And the same goes for pink…I use pink because it is the colour of the flesh, so it can always be transformed according to our emotions. In the drowsiness of the sea we can find silver grey. Grey is welcoming, it is a colour that moves towards white but also towards black, which offers the highest quality of all colours.”
Solo shows devoted to Spalletti’s works have been held at prestigious institutions such as the Guggenheim Museum in New York, the Museo di Capodimonte in Naples, the Musée d’Art Moderne et Contemporain in Strasbourg, the SMAK in Ghent and the MUHKA in Antwerp, the South London Gallery in London, the Musée d'Art Modern de la Ville in Paris, the Kunstverein in Munich, the Museum Folkwang in Essen, the Henry Moore Foundation in Leeds, Villa Medici in Rome and the Museum Kurhaus in Kleve. He has taken part in various international exhibitions, such as Documenta VII and IX in Kassel and the 40th, 44th, 46th and 47th editions of the Venice Bienniale.

30.3.10

Toton Gallery Paris - Spazio al design firmato Napoli, Salone del Mobile di Milano 12-17 aprile 2010

Esposte le creazioni dell’ architetto partenopeo Antonio Viola

Giovani promesse ormai consacratesi su alcuni importanti mercati internazionali, vecchi leoni che ancora fanno scuola. Al Salone del mobile di Milano il Sud c’è anche quando si parla di design. Anzi: il contributo dei progettisti meridionali non è affatto marginale, se è vero che a produrne e distribuirne le opere o il frutto delle loro ricerche sono spesso e volentieri importanti marchi del Nord. Caso emblematico è quello di Antonio Viola, napoletano di origine e di studi, trapiantato a Parigi, dove insegna alla Sorbonne. Dopo il successo ottenuto all’edizione 2009 della kermesse, Viola torna a Milano con il suo marchio Toton e la libreria Yuu, prodotta da Sergio Borella e distribuita da
100X100 design di Giuseppe Cerutti. Il fiore all’occhiello della sua ricerca è questo originale mobile senza mensole,
un "sistema di arredamento" che può essere montato in infiniti modi e con varianti di colori e accessori come pozzetti elettrici, mensole, scrivanie, classificatori e scomparti chiusi. Di fatto, si tratta semplicemente di assi (di sezione 2 centimetri per 6 e lunghi fino a sei metri), in alluminio laccato, il cui incrocio, fissato da un nodo, crea il supporto su cui poggiare libri e oggetti. L’anno scorso al Salone del Mobile Viola espose prototipi della libreria. Quest’anno, anche in virtù della vetrina dell’edizione
2009, il designer di origine campana porta a Milano il prodotto ormai entrato in produzione industriale. Toton, la sua azienda, è composta da un gruppo di ingegneri, fisici, avvocati, informatici,pubblicitari e persino un pianista e un grand gourmet. «Il nostro lavoro - spiega il designer – parte sempre da una storia che crea un desiderio o, forse, un’esigenza. E da qui cerchiamo di immaginare ambienti e oggetti che lo esaudiscano».

Estratto da:
sole 24 ORE Sud
del 7 aprile 2010 pagine 4 e 5
a cura di Francesco prisco


Il marchio Toton è anche Toton Gallery - Paris



L'atelier Toton apre le sue porte. Creazione, incontri, ed ospitalità. Un nuovo modo di abitare tra creazione e cordialità.
Questo spazio si trova a 50m della Piazza della Bastille.

Toton Gallery
opens its doors. Create, meet, eat, sleep at the Bastille, in this space in the center of Paris. Organizing exhibitions, to dinner, stay from 4 to 7 days, and even more.

Toton Galerie ouvre ses portes. Créer, se rencontrer, manger, dormir à la Bastille, dans cet espace en plain cœur de Paris. Organisation... des expositions, dîners, séjours de 4 à 7 jours, et même plus.


sullo sfondo della Toton Gallery, la libreria Yuu



Particolari della libreria Yuu



1.3.10

strascinate con crema di fave, menta e peperoni cruschi


Questa volta sono partito dal punto d'arrivo e cioè da un piatto in ceramica realizzato da Antonio Fasano, bravissimo artigiano di Grottaglie - Taranto - Puglia :-)!
Ancora la Puglia e la Basilicata mi ispirano, con i loro prodotti, a realizzare qualcosa di speciale.
Sono stato subito colpito dal decoro di questo piatto che se pur apparentemente complesso è invece disarmante per la sua semplicità. Una serie di cerchi e di punti che hanno scatenato la mia immaginazione facendomi pensare a degli occhi, a dei fiori, ad un ricamo ma anche a qualcosa di antico direi quasi primitivo e poi il verde ramino che cambia colore durante la cottura a testimonianza della magia che accade nel forno alla temperatura di 700-900 gradi per circa 12 ore.
Insomma ci voleva qualcosa di particolare e guardando, cosa restava, nel pacco delle bontà che ho comprato da Angela ho pensato di utilizzare le strascinate ed i peperoni cruschi abbinati al purè di fave.
E’ così venuto fuori un piatto ricco dai sapori decisi ma reso al tempo stesso fresco e primaverile dal gusto intenso della menta fresca.

Per 2 persone
100gr di fave secche
140gr di strascinate
le foglie di due rametti di menta fresca
2 peperoni cruschi fritti in olio extravergine d’oliva
Pecorino Canestrato di Moliterno grattugiato
Olio extravergine d’oliva

Preparate un purè di fave come indicato sulla confezione poi friggete due peperoni cruschi e teneteli da parte.
Portate a bollore dell’acqua, salate e cuocete le strascinate per circa 15 minuti poi prima di scolare conservate un paio di mestoli dell’acqua di cottura.
Scolate la pasta e saltatela in un salta pasta col purè di fave diluito con un mestolo d’acqua di cottura, due cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale, pecorino e molta menta. Se necessario aggiungete altra acqua.
Finite con i peperoni cruschi sbriciolati e servite!

Il piatto in ceramica con il decoro in verde ramino è stato realizzato
da Antonio Fasano
Bottega Ceramica Antonio Fasano
Via Caravaggio, 7
74023 Grottaglie (TA)
tel/fax 099 5661871

Le fotografie di questo post sono di Giulio Cesare Fella

24.2.10

Un giro veloce tra Milano e Genova ed alcune considerazioni sul cibo semplice.

In questi giorni ho scoperto nuovi prodotti e nuove iniziative di qualità.
E’ cresciuta in me, ancora di più, la volontà di contribuire alla divulgazione di un’ alimentazione sana che possa essere sopratutto alla portata di tutti dal punto di vista dei prezzi al dettaglio.
Il mio interesse ed i miei obiettivi sono sia quello di promuovere la tradizione gastronomica/alimentare locale come elemento culturale sia quello di indirizzare le nuove generazioni, e non solo, verso nuove tendenze di vita in modo tale da prevenire le malattie della nostra epoca quali celiachia, obesità, anoressia/bulimia.
Per quanto riguarda la conoscenza e la divulgazione di prodotti di qualità desidero segnalare il Riso della Lomellina dell’Azienda agricola Motte.
Qualche giorno fa mi sono state donate alcune confezioni per poterlo assaggiare ed ascoltando la storia di questo riso ho provato da subito un grande rispetto sia verso il prodotto sia verso coloro che, con grandi sacrifici, lo producono.
Appena possibile dedicherò un approfondimento sulla storia dell’Azienda agricola Motte ed un post “gastronomico” al Riso della Lomellina visto che ho avuto l’opportunità di verificare l’eccellenza di questi prodotti.
Per il momento, potrete visitare il sito da cui ho riassunto le seguenti informazioni.
L’azienda Agricola Motte si trova nel territorio del Comune di Langosco (PV) e ricade all'interno di una vasta area, di elevato pregio ambientale, che è stata indicata dalla regione Lombardia come Zona di Protezione Speciale (ZPS) e denominata "Risaie della Lomellina".
Il basso livello di antropizzazione, la scarsa densità abitativa e la presenza di una risicoltura di lunga tradizione sono gli elementi che caratterizzano questa zona.
L' azienda ha un indirizzo colturale eminentemente basato sulla produzione di riso, tuttavia sono presenti anche appezzamenti coltivati a mais e grano introdotti nell'avvicendamento colturale al fine di interrompere la monosuccesione risicola e sfruttare così i benefici naturali della rotazione agraria.
L' Azienda Agricola Motte si propone quindi come partner affidabile per quella fascia di consumatori attenti alla qualità, alla genuinità e alla provenienza dei prodotti alimentari.
In particolare l'Azienda Agricola Motte si rivolge a Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.), a ristoratori , a piccole comunità e, più in generale a tutti coloro che decideranno, durante una gita tra le Garzaie della Lomellina, di fare una visita in azienda per acquistare un prodotto sano espressione di un territorio e delle sue tradizioni.

Altro discorso riguarda Genova. Città regale, di mare e di luce.
Camminando per le strettissime stradine che scendono verso il porto, attratto dal bagliore di un forno a legna, ho scoperto un luogo speciale… L’Antica Trattoria Sa Pesta.

Appena entrati si viene accolti dal grandissimo forno a legna sulla cui bocca, in grandi teglie di rame stagnato, cuociono farinate di ceci e torte salate di cereali, formaggi e verdure preparate seguendo le antiche ricette della tradizione ligure.

All’interno tutto è rimasto volutamente com’era e ci si accomoda dove si trova posto dividendo il tavolo con altri commensali.
Pochi piatti dai sapori veri ed autentici. Io ho gustato le squisite farinate, le trofie al pesto, le alici al verde ed il baccalà con le patate... Tutto assolutamente da non perdere!

16.2.10

Bistecca di Pesce Spada con spinaci allo zenzero, salsa di soia e sesamo.



Ed eccoci arrivati ad un’ altra parte di me quella che utilizza alimenti, quali lo zenzero e la salsa di soia, estranei alla tradizione della cucina italiana.
Lo zenzero ormai lo si trova molto facilmente e conosciute sono le sue proprietà antiossidanti. Un grosso bicchiere di acqua calda, con del succo di zenzero fresco, bevuto prima dei pasti favorisce e stimola la digestione. La salsa di soia sostituisce il sale oltre che a dare un gusto forte e definito.

2 bistecche di Pesce spada
la buccia di un limone non trattato
1 spicchio di aglio a fettine
un mazzetto di prezzemolo sforbiciato
olio evo
1 cucchiaio raso di semi di sesamo tostati
2 cucchiaio di salsa di soia salata

400gr di spinaci
1 cucchiaio di olio evo
succo da centrifuga di 2 cm di radice di zenzero fresco



Mettete in un piatto dal bordo alto le bistecche di spada con dell’olio evo, l’aglio a fettine sottili, la buccia del limone tagliata a julienne, il prezzemolo e lasciate marinare a temperatura ambiente per almeno un ora.

Nel frattempo cuocete gli spinaci a vapore e sistemateli nei due piatti.
Condite con un cucchiaino di olio evo ed il succo della radice di zenzero. (attenzione perché è molto piccante, vi consiglio di iniziare con un cucchiaino raso e poi aggiungerne altro se necessario).
Non aggiungete sale!

Trascorso il tempo della marinatura riscaldate una padella antiaderente o una griglia e quando sarà calda adagiatevi il pesce e spennellate con il solo sugo della marinatura.
Cuocete per non più di quattro/cinque minuti per lato, a secondo dello spessore delle bistecche, ricordando che è meglio che il pesce rimanga rosato all’interno anziché bianco e asciutto!
Prima di levare il pesce dalla padella spruzzatelo con un goccio di salsa di soia poi conditelo con il sesamo e sistematelo nel piato con gli spinaci.
Finite con l’aglio, il prezzemolo e le bucce di limone e se volete, con altra salsa di soia.

p.s. Ricordatevi di non salare nulla perché la salsa di soia è molto salata.
Quando dovrete marinare del pesce o della carne, e nella marinatura c’è dell’olio, non metteteli in frigorifero perché a bassa temperatura l’olio tende a solidificarsi e non otterrete l’effetto desiderato.

9.2.10

Purè di Cicerchie dell’Alta Murgia con funghi Cardoncelli saltati e scaglie di Pecorino Canestrato di Moliterno


Questo piatto nasce dal ricordo dei sapori di un viaggio nelle fantastiche terre di Puglia e Basilicata.
Città dalle bellezze mozzafiato, paesaggi forti e terra aspra, paesaggi verdi ricchi di uliveti sconfinati e terra rossa, formaggi, verdure, vini, olii, frutta e sapori antichi di millenni da custodire, tramandare e far apprezzare a chi ancora non conosce la saggezza e la forza di questi magici luoghi.

Ingredienti per 4 persone:
250gr di Cicerchie
500gr di funghi Cardoncelli della Murgia
olio extravergine d'oliva qb
1 cipolla bianca
1 spicchio di aglio
1 pizzico di bicarbonato
un cucchiaio di aghi di rosmarino fresco
un cucchiaio di foglie di prezzemolo fresco
scaglie di Pecorino Canestrato di Moliterno

Mettete a bagno le cicerchie per una notte poi scolatele, lavatele e trasferitele in una pentola capiente.
Coprite le cicerchie di acqua e fate si che questa le superi di almeno 2 dita quindi accendete a fiamma forte e portate a bollore.
Appena bolle aggiungete un pizzico di bicarbonato, abbassate la fiamma, girate e togliete la schiuma in eccesso quindi fate cuocere per almeno 90 minuti.
Aggiungete il sale solo a cottura ultimata e controllate che il livello dell’acqua non scenda mai al di sotto delle cicerchie. Ogni volta che sarà necessario aggiungete dell’acqua bollente.
Quando le cicerchie saranno cotte, scolatele dall’acqua in eccesso che terrete da parte, passatele al passa verdura, mettete il purè in una pentola e tenetelo al caldo a bagnomaria.
Se il purè dovesse risultare troppo solido aggiungete un po’ dell’acqua di cottura delle cicerchie.

le cicerchie crude
le cicerchie reidratate e spellate
i cardoncelli
Pulite i funghi con una spazzola e tagliateli a pezzi grossi poi conditeli con la cipolla affettata, l’aglio tritato e gli aghi del rosmarino fresco sforbiciato.
Scaldate, in una padella antiaderente, un cucchiaio di olio evo e quando sarà ben caldo gettate nella padella un pugno di funghi.
Fateli saltare a fiamma vivace e cuoceteli fino a che non sarà completamente evaporata la loro acqua.
Continuate così fino a quando non avrete terminato la cottura di tutti i funghi.
A questo punto suddividete il purè di cicerchie in quattro piatti, aggiungete i funghi, le scaglie di pecorino, qualche foglia di prezzemolo, se volete del peperoncino piccante fresco e servite accompagnando il piatto con del pane tostato e dell’olio extra vergine d’oliva a crudo!

7.2.10

gnocchi di ricotta e spinaci



Izn, del pasto nudo, mi ha messo la pulce nell’orecchio ed oggi mi sono svegliato con l’idea che dovevo fare questi gnocchi per risolvere la questione gnoccosa :-)
(leggete i commenti di questa ricetta)
Volevo degli gnocchi di ricotta che fossero morbidi ma che al tempo stesso non si rompessero in cottura.
Partendo da questa ricetta ho diminuito la farina ed aggiunto il parmigiano ed un albume all’impasto.
L’idea è quella di avere degli gnocchi che siano come l’interno di un raviolo! Per 25 gnocchi:
250 grammi di ricotta di pecora
70 grammi di farina 0
2 cucchiai di parmigiano
1 albume d’uovo
1 pugno di spinaci
sale
ghee*
salvia
parmigiano
pepe
sale
noce moscata

Lavate gli spinaci, asciugateli e tritateli, a crudo, grossolanamente.
Amalgamate la ricotta con la farina, il parmigiano, l’albume d’uovo, gli spinaci e un pizzico di sale senza lavorare troppo l’impasto.
Portate a bollore l’acqua poi salate ed abbassate la fiamma.
Con l'aiuto di due cucchiaini da caffè (non potrete lavorare l'impasto con le mani) formate degli gnocchi e fateli cadere nell'acqua. Dal momento che vengono a galla, prolungate la cottura per altri 3-5 minuti.
Alzateli con un mestolo forato e passateli in un salta pasta dove avrete fatto sciogliere del ghee o del burro condito con delle foglie di salvia fresca, sale, pepe e noce moscata.
Saltate per qualche minuto, aggiungete anche due gocce d’acqua in modo che si formi una squisita emulsione, ed impiattate.
Servite con Parmigiano appena grattugiato.

Potete anche cuocerli prima e poi saltarli in un secondo momento.

*Ghee o burro chiarificato
Si ottiene facendo sciogliere il burro a fuoco bassissimo max. 30 minuti. Una volta sciolto lo si lascia raffreddare poi lo si priva delle impurità che galleggiano in superficie e lo si filtra per 2 volte in un colino a trama sottilissima facendo attenzione a non versare l’acqua e la caseina che dovranno restare sul fondo della pentola in cui si è fatto sciogliere il burro.
La particolarità del ghee è che non brucia quindi adatto a sopportare le cotture più lunghe, per approfondire le notizie leggi qui.

1.2.10

cavolfiore con tripoline, olive di Gaeta e pinoli


Non ci sono mezze misure, il cavolfiore o lo si ama o lo si odia!
Qualche giorno fa camminando per Napoli, sono entrato in un palazzo attratto dal bellissimo cortile che si intravedeva dalla strada.
Appena due passi dopo il portone, ho sentito l’odore del cavolfiore ed immediatamente la mia memoria è andata indietro nel tempo ai ricordi di quando da bambino andavo a trovare mio padre in ufficio e Zi Marì (la portiera) un giorno su due cucinava il cavolo il cui profumo si diffondeva dalla sua cucina in tutto il palazzo.
Questa che ho scritto sotto è la versione classica, un po’ brodosa, ma se volete potete ridurre al minimo la quantità di acqua e ottenere un sugo con cui condire la pasta.

Per 4 persone
Un cavolfiore da 1kg
3 cucchiai di olio evo
1 spicchio di aglio
10 olive di Gaeta snocciolate
2 cucchiai di pinoli
acqua bollente q.b.
150gr di tripoline spezzate
pepe nero
peperoncino piccante fresco

Lavare e con le mani ridurre in cimette il cavolfiore.
In una pentola capiente far soffriggere lo spicchio di aglio in tre cucchiai di olio extravergine d’oliva.
Quando l’aglio sarà biondo unire i pinoli e dopo poco le olive snocciolate e tagliate a metà.
Lasciare cuocere per un paio di minuti ed aggiungere il cavolfiore poi tanta acqua quanto basta a coprire il cavolo.
Quando il cavolfiore sarà cotto unire nella stessa pentola la pasta e se necessario altra acqua bollente.
Portare a cottura e prima di servire spolverizzate con del pepe nero e del peperoncino piccante fresco.

21.1.10

Marzia Migliora - Forever Overhead - Galleria Lia Rumma Napoli


L'inverno del mercato dell'arte non ferma Lia Rumma che scommette ancora sulla città, raddoppiando gli spazi espositivi con il restauro della sua "aristocratica" dimora.
Un nuovo inizio e un ritorno.
A quasi 40 anni dalla mostra dell'artista americano Joseph Kosuth, sensazionale incipit di una lunga e intensa avventura sempre a sostegno di proposte di qualità, Lia Rumma riparte con l'arte italiana ospitando la personale di Marzia Migliora, Forever Overhead.
La mostra di Marzia Migliora nella Galleria di Napoli precede solo di pochi mesi l'apertura della nuova Galleria milanese di Via Stilicone, un edificio di circa 2000 mq su 4 livelli che inaugurerà in primavera con una personale, ancora all'insegna dell'arte italiana, dedicata ad Ettore Spalletti.
I nuovi spazi restaurati della Galleria Lia Rumma di Napoli riaprono al pubblico con Forever Overhead, mostra personale di Marzia Migliora. Sei nuove opere realizzate dall'artista facendo risuonare fonti diverse che spaziano dalla letteratura alla fisica, dalla storia dell’arte al quotidiano.
All’origine del progetto espositivo, l'affresco della lastra di copertura della Tomba del Tuffatore di Paestum dove un giovane uomo è sospeso tra la colonna-trampolino da cui si è appena lanciato e lo specchio d'acqua sotto di lui.
A quel corpo che vola, disegnando nell’aria un tragitto che accenna, nella lieve curva tra braccia e gambe, a un movimento circolare e perpetuo, si accompagna idealmente il racconto di David Foster Wallace - che dà il titolo alla mostra e all'omonimo video presentato - in cui, nella vertiginosa altezza di un trampolino, si consuma il rito iniziatico di un adolescente verso l’età adulta.
Un corpo si tuffa e nello staccare il peso da terra diviene altro.
Intorno a questo gesto fissato nel video, Marzia Migliora distilla parole, segni e immagini che alludono a un cambiamento di stato. Forever overhead suona come una formula che sospende l’azione in quel vuoto fatto di aria, per sempre lassù, nell’intervallo tra il prima e il dopo, quando non si può tornare indietro e non si conosce ciò che sta oltre. Un istante dilatato ad accogliere pensieri e possibilità, in cui la paura e il desiderio, la vita e la morte, l’ordinario e il trascendentale si rivelano unità inscindibili dell’essere.
La mostra si apre con Blocco di partenza, denominazione che tiene insieme due spinte di valore contrario: l’esitazione, il blocco, e lo slancio necessario a partire. L’artista realizza l'opera in piombo assumendo il proprio peso come unità di misura di una postazione simile a quelle presenti nelle piscine.
Le parole di Erri De Luca Alzo l’ultimo passo che depone in cima dove non è più suolo è aria affiancano la prima opera, quasi un monito allo slancio, ad andare oltre al limite delle paure ed a liberarsi nell’esperienza dell’aria.
Da una citazione dello stesso autore l’installazione: Siamo fatti di questo d’aria e acqua come le comete, una scritta neon che dissolve la sua luminosità fino a spegnersi e scomparire, per riaccendersi in un moto perpetuo.
Ed è ancora un’immagine affiorata dalla storia, lo spunto per Migratori senz’ali: sei teli tessuti al telaio a mano che riproducono le fasi di trasformazione di un corpo in goccia come appaiono nell'opera Tuffatore linee sintetiche del movimento verticale, realizzato nel 1931 dal futurista Thayaht. Alla velocità di caduta che ridisegna i profili stilizzati del corpo, Migliora sovrappone il movimento lento della tessitura, un gesto che, punto dopo punto, ne trattiene l‘impronta.
Conclude la mostra l'installazione Scomparire in un pozzo di tempo. Il pubblico è invitato a posizionarsi al centro del tappeto, dove il tuffo ha lasciato la sua traccia nell’avvolgimento circolare dell’acqua.


Marzia Migliora è nata ad Alessandria nel 1972, attualmente vive e lavora a Torino.
Tra le sue più recenti personali ricordiamo: Forme nel verde (2009), San Quirico d'Orcia, Horti Leonini; My no man's land (2008), Art Agents Gallery, Hamburg; Bianca e il suo contrario (2007), Galleria Lia Rumma, Milano; Tanatosi (2006) Fondazione Merz, Torino; The Agony & The Ecstasy (2005), FACT, Liverpool e Download now, Italian Cultural Institute, London; Appassionata (2004), MART, Rovereto; Pari o dispari (2004), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; infine Punto croce (2001), Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.
Ha preso parte, tra le tante, alle collettive: Emerging Talents. Nuova Arte Italiana (2009), Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze; Hopes & Doubts, cutting edge art between Lebanon and Italy (2008), The Dome, Beirut, Lebanon; Où? Scènes du sud: Espagne, Italie (2007), Portugal, Cerrè d'Art Nimes; La parola nell'arte (2007), Mart, Rovereto; Baroque and Neo-Baroque, DA2-Contemporary Art Centre, Salamanca, Aperto per lavori in corso (2005), PAC, Milano; Dimensione follia (2004), Galleria Civica d'Arte Contemporanea, Trento.
L'artista, con un progetto per il Museo del '900 a Milano, è tra i vincitori del premio internazionale indetto da Twister: Rete Musei Lombardia.

Testo di Francesca Comisso.
Si ringraziano l'azienda Zegna Baruffa Lane Borgosesia e per il film: Ilenia Corti, Marco Fois, Rocco Messere, Luca Ribuoli, Stefano Ricciotti, Daniele Tribi, Guido Viale Marchino.

Marzia Migliora
Senza titolo (A217), 2006
Watercolor on paper Cm 21x30.
Courtesy Lia Rumma


Marzia Migliora
From here to Eternit, 2009
Lettere in macronil con lampadine ad incandescenza da 15 watt bianche 56x630 Edition of 3
Courtesy Lia Rumma

Le ultime due immagini non si riferiscono alle opere in mostra.

13.1.10

I Sassi di Matera

Matera è veramente unica. Spesso si viaggia andando lontano, ore ed ore di aereo per cercare qualcosa che possa emozionarci dimenticando, o senza sapere, che quello che più ci emoziona è a pochi chilometri da casa!


Matera rappresenta lo scenario naturale in cui ricostruire la vita dell’uomo, dall’età della pietra ai giorni nostri, come testimoniano i Sassi, gli antichi rioni scavati nella roccia tufacea, i villaggi trincerati e la chiese rupestri della Murgia, i reperti archeologici del Museo Ridola e le architetture della città moderna.
E’ affascinante guardare da lontano Matera, così arroccata, ma è ancora più suggestivo esserci dentro e scoprire il vasto tessuto urbano che racchiude circa 80 chiese, di cui una sessantina sono rupestri, osservare da vicino le migliaia di abitazioni trogloditiche interamente scavate nella roccia, gli innumerevoli “vicinati” e gli ingegnosi sistemi di raccolta delle acque come le cisterne “a tetto” e “a campana”, i pozzi, i palombari e le neviere. La sensazione è quella di essere in un presepe e di vivere in un’altra epoca, tanto che alcuni grandi maestri del cinema, da Pier Paolo Pisolini a Mel Gibson, hanno scelto di ambientare i loro film in questa suggestiva cornice.


I Sassi di Matera sono il primo luogo al mondo dichiarato “paesaggio culturale” e dal 1993 sono stati inseriti dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Possono essere paragonati ad una “gigantesca scultura” formata da un intricato avvicendarsi di vicoli e scale, di grotte e palazzotti signorili, di archi e ballatoi, orti e ampie terrazze, scavati nel promontorio roccioso a ridosso della Gravina, un profondo canyon attraversato dall’omonimo torrente.
Il rione Civita, il nucleo più antico dell’abitato nella parte più alta del promontorio, domina e divide gli altri due rioni, il Sasso Barisano ed il Sasso Caveoso. La Civita è caratterizzata dal Duomo, edificato sulla sua acropoli, dai resti delle torri Metallara, Quadra e Capone che la cingevanoe dai bei palazzi nobiliari.
Il Sasso Barisano si estende a nord ovest della Civita, nella valle su cui affaccia la Cattedrale. Il Sasso Caveoso, a sud della Civita, anche se presenta notevoli costruzioni palazziate, è il quartiere più scavato e lo testimoniano le chiese rupestri, le case-grotta e le numerose cantine.






Enogastronomia ed artigianato.
Il pane di Matera (a marchio IGP), dalle tipiche forme a cornetto, è un pane pregiato per il profumo, la fragranza, il gusto e il colore giallo paglierino della mollica. Viene spesso usato nella preparazioni di piatti della tradizione culinaria materana.
Ottimi anche i prodotti da forno. Non manca il buon vino che ha meritato il marchio rosso Doc di Matera, un primitivo gradevole, pieno ed armonico.
Gli artigiani materani, eredi di antichi segreti, creano piccoli e unici capolavori lavorando il legno, il tufo e l’argilla. Anche la tradizione dei cartapestai è antica e legata ai culti religiosi, in particolare alla realizzazione del Carro Trionfale della Festa della Bruna.
Il simbolo di Matera è il fischietto di terracotta detto “cucù”.



L' albero blu, fischietto realizzato dallo scultore Pietro Gurrado


San Giovanni Battista





Foto:
© Giulio Cesare Fella
Testi:
© BASILICATAMateraITALY pubblicato da APTBasilicata

link utili:
Sassi di Matera
Guida ai Sassi di Matera
Locanda di San Martino