7.9.12

Anselm Kiefer Der fruchtbare Halbmond / La Mezzaluna fertile Galleria Lia Rumma, Milano



...Whether we are blind to the artist’s works and the poet’s words remain unread, we know that when all is cast to the wind, art will go on.
Anselm Kiefer, 2011



“Che cos’è la storia? La storia non esiste in modo obiettivo. È puramente soggettiva.
È nelle mani degli artisti, come lo era nelle mani di Dio nella Genesi.
È ciò cui, innanzitutto, si deve dare forma. Che cosa fa l’artista? Disegna connessioni. Tesse l’invisibile trama tra le cose. Si tuffa nella storia, sia essa la storia del genere umano, la storia geologica del pianeta o l’inizio e la fine dell’universo conosciuto. Per la scienza o la politica l’arte non ha un uso tangibile; eppure, senza l’arte non c’è nulla. Che siamo indifferenti al lavoro degli artisti, o che le parole del poeta rimangano non lette, sappiamo che quando tutto sarà finito, l’arte continuerà."
Anselm Kiefer, 2011


Der Fruchtbare Halbmond, 2009 - Acrylic, oil, shellac and sand on canvas - Cm 430x760x8
Courtesy Lia Rumma Gallery






















La Galleria Lia Rumma di Milano inaugura la sua nuova stagione espositiva il 15 settembre 2012 con la mostra Der fruchtbare Halbmond / La Mezzaluna fertile, dell’artista tedesco Anselm Kiefer.

Un progetto che si presenta immaginifico ed eloquente per la molteplicità e la ricchezza dei rimandi sottesi, per quel che evoca e per l’eterogeneità dei mezzi linguistici con cui si manifesta.
Ancora una volta Kiefer, nella sua inesausta tensione creativa “si tuffa nella storia” e immette lo sguardo – il suo, il nostro sguardo – là dove la civiltà è nata, in quel lembo di terra che dall’antico Egitto si estendeva fino alla Mesopotamia. Non è la nostalgia ad animare la sua ricerca, quanto il bisogno di interrogare quel mondo, i suoi regni, le sue città e la materia fragile delle sue architetture. Nei paesaggi argillosi e fangosi che aprono la mostra, disseminati di rovine e di vestigia di antichi edifici, Kiefer restituisce frammenti di passato all’uso dei nostri pensieri.  Ciò che precipita non viene dimenticato, messo da parte, ma è luogo ancora aperto di costruzione del sapere futuro e di confronto tra oriente e occidente.
Appare chiara, nei tre lavori intitolati alla Mezzaluna Fertile, la straordinaria capacità dell’artista di catturare, rinnovandola, l’energia che si sprigiona in quel mondo babelico insieme al valore assunto dalla dispersione e dal caos.
Ne è ulteriore testimonianza la suggestiva scultura
Bavel Balal Mabul: una vecchia macchina tipografica dalla quale fuoriescono lingue di piombo che corrono in ogni direzione, generando una eco prolungata e inarrestabile di immagini di costruzioni architettoniche e di torri, ancora. Alcuni degli episodi chiave del Libro della Genesi – la Torre di Babele, la confusione delle lingue, il diluvio – sintetizzati onomatopeicamente nel titolo della scultura, si offrono come paradigmi della creazione tout court, della nascita del linguaggio e della ricchezza della differenza.
Ma se compito dell’artista è anche “disegnare connessioni”, “tessere l’invisibile trama tra le cose”, i lavori della nuova serie The shape of ancient thought, evocano sincretiche intese tra tempi e pensieri solo apparentemente distanti. Le affinità tra la filosofia greca presocratica e la sapienza indù, indagate da Thomas McEvilley in un saggio del 2002, prendono forma attraverso quel processo di elettrolisi sperimentato per la prima volta dall’artista in occasione della personale veneziana presso la Fondazione Vedova nel 2011. Le opere si presentano come velari di piombo – materiale per antonomasia del laboratorio artistico di Kiefer – su cui immagini fotografiche di templi greci e templi indiani si confondono sotto gli effetti dell’azione chimica, in un’assoluta circolarità tra energia che trasforma la materia e memoria, sostanza incandescente della storia e della natura umana.
Al lessico alchemico allude anche
Il mistero delle cattedrali con cui l’artista celebra la sfuggente figura di Fulcanelli, autore nel 1926 di uno dei testi chiave dell’interpretazione della Grande Opera.
Anselm Kiefer nasce nel 1945 a Donaueschingen, Germania. Fino al 1993 lavora a Buchen, Germania. Nel 1993 si trasferisce a Barjac, Francia. Dal 2007 vive e lavora a Parigi. Le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo e nelle più prestigiose collezioni private. Nell'ottobre del 2007 tre dei suoi lavori sono entrati a far parte delle collezioni del Louvre. Nel 1999 ha ricevuto a Tokyo, dalla Japan Art Foundation, il Praemium Imperiale Award e nel 2008 il Peace Prize della Fiera del Libro di Francoforte, assegnato per la prima volta ad un artista. Nel 2010 gli è stata assegnata la cattedra di Création artistique al Collège de France.
La prima personale di Anselm Kiefer da Lia Rumma risale al 1992. Da allora, la collaborazione si è sempre più consolidata, raggiungendo uno dei suoi momenti apicali nella realizzazione dei
Sette Palazzi Celesti, installazione permanente con cui nel 2004 l’Hangar Bicocca di Milano ha inaugurato le sue attività.

“What is history? History does not exist in an objective manner. It is purely subjective. It is in the hands of artists, as it was in the hands of God in Genesis. It is that thing which must, in the first instance, be given form. What does the artist do? He draws connections. He ties the invisible threads between things. He dives into history, be it the history of mankind, the geological history of the Earth or the beginning and end of the manifest cosmos. For science and politics, art has no tangible use, and yet without art there is nothing. Whether we are blind to the artist’s works and the poet’s words remain unread, we know that when all is cast to the wind, art will go on.
Anselm Kiefer, 2011

Galleria Lia Rumma in Milan is opening its new exhibition season on September 15, 2012 with Der fruchtbare Halbmond / The Fertile Crescent, an exhibition of works by German artist Anselm Kiefer.

A stunningly imaginative, eloquent project which reveals an extraordinary wealth of underlying cross-references, with all that they evoke and the diversity of artistic means used to express them.
Once again, with his boundless creative tension, Kiefer “dives into history” and plunges his eye – his, as well as ours – into civilization’s birthplace, the strip of land that stretched from Ancient Egypt all the way to Mesopotamia. His research is not inspired by nostalgia but rather by the need to question that world, with its kingdoms and cities, and the fragile material of its architectures. In the clayey, muddy landscapes that open the exhibition, dotted with ruins and the remains of ancient buildings, Kiefer restores fragments of the past for our thoughts’ use. What falls is neither forgotten nor set aside, but becomes the still-open place where future knowledge is built, and where East and West can come together.
The three works named after the Fertile Crescent clearly reveal the artist’s extraordinary ability to capture and give new life to the energy that bursts forth from that Babelic world together with the value acquired by dispersion and chaos.
Further confirmation of this can be seen in the spellbinding sculpture
Bavel Balal Mabul: an old printing press from which leaden tongues emerge, racing off in all directions, generating an endless, unstoppable echo of images depicting architectural constructions and towers. Some key episodes of the Book of Genesis – the Tower of Babel, the confusion of languages, the Flood – are onomatopoeically summed up in the title of the sculpture and offered quite simply as paradigms of creation, of the birth of language and of the wealth of difference.
Yet while the artist’s task is also to “draw connections” and “tie the invisible thread between things”, the works in the new series,
The Shape of Ancient Thought, conjure up syncretic understandings between time and thoughts that are only apparently far removed. The affinities between pre-Socratic Greek philosophy and Hindu wisdom, as investigated by Thomas McEvilley in his 2002 essay, acquire form in the process of electrolysis that the artist first experimented with during his solo exhibition at Fondazione Vedova in Venice in 2011. The works appear as curtains made of lead – the material par excellence of Kiefer’s artistic workshop – on which photographs of Greek and Indian temples are blurred together by the effects of chemicals. This creates an absolute circularity between the energy that transforms matter and memory, which is the incandescent substance of history and of human nature.
Allusions to the lexicon of alchemy also appear in
The Mystery of the Cathedrals, the artist’s homage to the fleeting figure of Fulcanelli, who in 1926 wrote one of the key texts for the interpretation of the Great Work.
Anselm Kiefer was born in Donaueschingen, Germany, in 1945. He worked in Buchen, Germany, until 1993, when he moved to Barjac, France. Since 2007 he has lived and worked in Paris. His works are on show in the world’s leading museums and are included in the most prestigious private collections. In October 2007 three of his works entered the Louvre collection. In 1999 he received the Praemium Imperiale Award from the Japan Art Foundation in Tokyo and in 2008 the Peace Prize of the Frankfurt Book Fair, the first time it was awarded to an artist. In 2010 he was granted the Chair of Création Artistique at the Collège de France.
Anselm Kiefer held his first solo exhibition at Lia Rumma in 1992. Since then their partnership has grown ever stronger, reaching a crowning point with the creation of the
Seven Celestial Buildings, the permanent installation which the Hangar Bicocca of Milan opened with in 2004.

17.8.12

a proposito del pasto nudo libro...


Questa è una storia personale, una di quelle storie che dovrebbero restare intime e racchiuse nei nostri ricordi ma poiché alla base ci sono dei valori forti ed importanti quali il rispetto e la stima per il lavoro altrui ho deciso di raccontarla:

Era febbraio del 2009 quando Sonia, senza conoscermi di persona, mi contattò per chiedermi di scrivere e pubblicare una ricetta sul suo pasto nudo, perché voleva inserirmi fra gli chef consapevoli!
La mia prima reazione fu di pensare che “consapevole” lo ero ma chef… proprio no!
Parlammo al telefono e io le raccontai della mia riluttanza verso la rete e al mostrarmi in generale ma rimasi affascinato dal suo progetto e le chiesi di incontrarla perché solo parlandole di persona e guardandola negli occhi avrei potuto superare la diffidenza nei confronti del web!
In sostanza il discorso era che se il mio istinto si fosse fidato di lei, nella prima frazione di secondo del nostro incontro, poi non ci sarebbero stati problemi.
E così fu!
Arrivai a Formello con le mie spezie, la mia quinoa ed il mio pestello :-) e zac venne a prendermi alla stazione per portarmi dritto a casa.
Istintivamente appena misi piede a casa loro, mi tolsi le scarpe e già questo fu per me un buon segno perché mi fece subito sentire a casa mia ed esattamente dopo cinque minuti o forse meno che ero lì ci rendemmo conto che, pur essendo la prima volta che ci vedevamo, era come se ci fossimo sempre conosciuti.
In effetti c’è una spiegazione a tutto ciò.
Io e Sonia abbiamo un legame in comune che si chiama Melania.
Spesso i nostri amici ci assomigliano, a volte siamo noi ad assomigliare a loro!
Io e Melania siamo diventati grandi assieme. Ci siamo conosciuti all’asilo e siamo stati nella stessa classe, per dieci anni, fino alla terza media.
Da adulti, Melania mi ha sottratto al mondo dei numeri e mi ha accompagnato in quello dell’arte contemporanea.
Sonia e Melania si sono incontrate adolescenti al liceo poi sono diventate donne e in seguito mamme, più o meno, nello stesso periodo.
Oggi le nostre vite percorrono parallele, quotidianamente si incrociano sulla rete e qualche volta ci vediamo anche dal vivo ma ciò che ci accomuna sempre è la voglia di donare per il solo piacere di farlo, la voglia di mettere a disposizione degli altri le nostre conoscenze e contemporaneamente di apprendere quello che non sappiamo attraverso un continuo confronto. La voglia di sentirsi liberi di poter decidere, liberi di sbagliare, liberi di sentirsi diversi rispetto a chi non la pensa come noi, liberi di andare contro corrente con la soddisfazione di chi sa di non esser solo!

Oggi Melania mi scrive:
scusa sto approfittando di te... uffa mi viene spontaneo è che mi piacerebbe creare una comunità, un partito, non so... una cosa che mettesse in collegamento le persone buone e le facesse sentire forti e sicure di quello che sono. Smack

Tutto questo per far capire a chi non ci conosce che tipo di persone siamo, quanta stima e quanto rispetto c’è tra di noi e in quello che facciamo.
Io non so dirvi il piacere che ho provato quando Sonia mi ha detto che il libro è quasi pronto.
Il pasto nudo libro è anche un libro di cucina ma fondamentalmente è il resoconto di quattro anni di scambi nella rete tra persone che hanno, in un certo senso, lo stesso modo di pensare, di vivere e di affrontare la vita.
Il pasto nudo libro sarà autoprodotto e Sonia così spiega il motivo di questa decisione:

Fin dall’inizio abbiamo deciso di non rivolgerci a un editore (e vi assicuro che possibilità ce n’erano varie) perché volevamo fortemente che il libro fosse il frutto del sostegno di chi crede in ciò che stiamo facendo. Non so se avete mai sentito parlare di crowdfunding, io lo trovo una cosa stupenda in sé, intelligente e molto molto in sintonia con quello che credo dovrebbe essere il nuovo mondo al quale in tanti stiamo cercando di contribuire.
Un mondo nel quale le persone non si oppongano le une alle altre, siano estremamente attenuati l’individualismo e la competizione, e nel quale viga la collaborazione, l’entusiasmo, la gioia e i pensieri felici e positivi.

Il crowdfunding è molto così, una serie di persone entusiaste di un progetto che lo sostengono a seconda delle proprie possibilità, e che in cambio hanno dei piccoli regali o vantaggi (che ne so, una copia del libro a prezzo più basso o firmata, vasetti di pasta madre, conserve, segnalibri di etsy, laboratori di panificazione, giornate total bio consapevoli con me – ehm – no, non posso promettere che non vi romperò le scatole, inviti a cena in ristoranti consapevoli, merende pastonudiste e altre cosette).

Poi insomma ce ne sono solo mille copie, di più non potevamo per adesso, quindi prenotare *non è* una cattiva idea.

Queste mie poche parole non serviranno certo a convincere molti a prenotare il libro ma chiunque, passando per di qui, dovesse decidere di comprarlo avrà tutta la mia gratitudine e poi non immaginate il piacere di possedere un libro con una tale storia alle spalle, di poterlo sfogliare, toccare e respirarne l’odore!
Francesco

link utili:
per saperne di più, il pastonudolibro
per sostenere, prenotare ed acquistare il libro, cliccate qui

 

3.8.12

Il Sentiero degli Dei ed il Parco Regionale dei Monti Lattari



Il Sentiero degli Dei. Solo il suono di queste parole induce ad una riflessione spirituale poi una volta che si percorre il sentiero, si vive un’esperienza mistica simile alla vista della fumante Stromboli alle 5,30 del mattino dal ponte della nave che collega Napoli alle Eolie!
Ed allora ti tornano in mente, non solo l’indiscussa bellezza, ma la forza, l’energia e la storia di questi luoghi che hanno sedotto ed affascinato nei secoli gli esseri umani, più e meno sensibili, da Ulisse a Gore Vidal.

















L’effetto della visione di questa fotografia è stato per me positivamente devastante al punto tale da contribuire, in maniera decisiva, alla sempre più probabile conclusione di resettare la mia vita professionale e ricominciare con qualcosa di nuovo nel mio paese, che è l’Italia.
Con tutto il rispetto per l'efficienza della Francia e per la città di Parigi, dove ho trascorso gli ultimi due anni e dove avevo già vissuto dal 2003 al 2006, in questo momento mi sento arido, secco e asciutto proprio come una pianta di basilico che non è stata annaffiata da due giorni o poco più!
La fame e la sete della nostra cultura e della nostra terra sono talmente forti che non possono restare inascoltate.
La vita e l’energia del nostro paese le apprezzi solo quando sei lontano e quotidianamente ti confronti con una cultura ed una società che non sono le tue e che se in un primo momento ti sono sembrate migliori si rivelano poi essere assolutamente non spontanee.
Allora rifletti ed arrivi alla conclusione che non si può vivere di solo lavoro come delle macchine senz’anima, che la società non può essere nelle mani di persone motivate da un senso di individualismo e pensi che forse anche queste possono essere alcune delle cause della crisi economica e sociale che stiamo vivendo in Europa.
Mi sono bastati pochi giorni dal mio rientro in Italia per capire che qui, nonostante tutto, la gente è viva e, per fortuna, ci sono ancora molte persone che non sono demoralizzate ma che anzi civilmente lottano, consapevoli che oggi non si combatte più con le forche ma che le vere armi sono la riscoperta dei valori umani, la disponibilità ed il confronto verso il prossimo, il dividersi il pane e l’essere tolleranti.
Ed allora bisogna andare oltre i soliti luoghi comuni di un paese in cui non funziona niente, dove la classe politica non esiste più e compagnia bella.
Dobbiamo essere consapevoli della nostra unicità.
Non possiamo più limitarci a decantarla ma dobbiamo impegnarci a salvaguardarla e a tramandarla a chi verrà dopo di noi.
Io sono italiano, voglio vivere e lottare nel mio paese.
Francesco Tramontano


Di Maria Cimmino

Il nome di questo itinerario annuncia meraviglie e i luoghi attraversati mantengono la promessa. Questa passeggiata si svolge su un percorso da secoli utilizzato dalle popolazioni locali come via di comunicazione. Prima dell’apertura della carrozzabile tra Agerola e Amalfi, sentieri e mulattiere erano le uniche vie di comunicazione tra i centri abitati di queste aspre montagne. I tracciati erano battuti da contadini con i loro muli carichi di attrezzature agricole e prodotti della terra, ma anche da operai intenti a trasportare materiali da costruzione e così via. Il Sentiero degli Dei è probabilmente il più noto tra i percorsi del parco e la sua fama è assolutamente meritata, in quanto in un solo itinerario sono contenute valenze storico-architettoniche e naturalistiche, dalla geologia alla botanica.
Partendo da Bomerano si raggiunge Positano attraversando una incredibile successione di pareti e grotte, terrazzamenti coltivati e ruderi di antiche abitazioni, tratti boscosi e belvedere sospesi sulla costa. Gli incontri che si fanno su questo percorso sono quasi esclusivamente con altri escursionisti, per lo più stranieri. Ma capita ancora di incrociare il contadino che, con il mulo carico di frutta o attrezzi, torna o va verso il suo minuscolo orto faticosamente strappato alla pendenza del versante. Il percorso è molto ampio e curato, sempre ben marcato con segnavia e cartelli e il bassissimo dislivello fa sì che chiunque possa godere a pieno di uno dei luoghi più belli del parco. Solo il tratto finale, la discesa da Nocelle a Positano, richiede un minimo di cautela, in quanto i 1700 gradini vanno affrontati con calma per non avere poi fastidi muscolari o vesciche.


Di Nello Donnarumma

Il Parco Regionale dei Monti Lattari offre uno dei più ampi ventagli escursionistici dell’Appennino. La sua fitta rete di sentieri consente di sperimentare appieno la convivenza tra montagna e mare, che in questo territorio è stretta come in nessun altro luogo.
La maggior parte dei rilievi possiede versanti acclivi che spesso precipitano in vere e proprie pareti. I sentieri si snodano sempre in contesti panoramici di grande suggestione. La morfologia della penisola fa sì che molte delle passeggiate possibili su questi itinerari consentano di abbracciare con lo sguardo i due mari.
Qui vengono suggeriti quattro itinerari, scelti tra i tanti per bellezza e accessibilità.
Dalla montagna al mare si potranno scoprire le meraviglie del parco: il Sentiero degli Dei, quello di Punta Campanella con la Baia di Ieranto, i percorsi del Monte Faito e del Molare, infine la lunga passeggiata che esplora il Vallone delle Ferriere e la Valle dei Mulini.
La stagione ideale per mettersi in cammino è la primavera, quando alberi e arbusti sono in fiore e l’aria odora di ginestra.
Ma anche l’autunno regala belle emozioni, con i vigneti arrossati e l’aria tersa che consente di spingere lontano lo sguardo. I sentieri del parco sono adatti anche a passeggiate invernali, specie nelle giornate serene.


11.3.12

Le Café suédois de l'Institut suédois à Paris




Noi napoletani siamo sempre stati affascinati dalla Svezia, dalla sua cultura, dalle sue tradizioni, dai sorrisi solari e dalla bellezza fisica del suo popolo.
L’istituto di Parigi, oltre ad essere l’unico centro culturale che la Svezia possiede all’estero, organizza mostre, concerti, incontri letterari, proiezioni di film, rappresentazioni teatrali, dibattiti e seminari.

L'ingresso de l'Institut suédois à Paris



L’istituto propone, inoltre, corsi di lingua svedese e contribuisce a diffondere un altro aspetto importantissimo della propria cultura che riguarda il cibo e l’ospitalità.
Le Café suédois, all’interno del centro culturale, è il regno di Anna Nordenmark, e può essere semplicemente definito un angolo di paradiso nel Marais.
Il cibo degli angeli a disposizione di tutti, questa è la sensazione che si percepisce varcando la soglia del Café suédois!
Atmosfera naturale e iper rilassata, profumi di torte magiche e zuppe che subito richiamano alla mente i cibi confortevoli della nostra infanzia, sorrisi e gentilezza a profusione insomma un luogo in cui torneresti 100 000 volte per ricaricarti dell’energia spesa nell’inutile frenesia di questa grande metropoli.
La genuinità del cibo è davanti agli occhi di tutti.
Anna ed i suoi assistenti, Moa, Fanny, Martina, Elsa ed Erik oltre a servire i clienti, sono continuamente impegnati a preparare nuove torte, nuove crostate, il pane (rigorosamente fatto da loro) i sandwich, le brioche alla cannella e gli swedish semlor (fantastici panini farciti di pasta di mandorle e panna montata).
Nessuno di loro è un pasticcere professionista e questo segreto contribuisce a donare ai cibi un aspetto umano ed autentico e come dice Anne “ …non c’è niente di complicato in quello che cuciniamo. Al contrario, la semplicità è la nostra regola d’oro!”
Sarà per questo che adoro questo luogo.
Grazie di cuore a tutto lo staff del Café suédois!

Café suédois
11 rue Payenne
F-75003 Paris
orari di apertura: martedì - domenica 12:00 - 18:00

swedish semlor
link utili:
Café suédois

indice attività 

MARINA ABRAMOVIĆ - WITH EYES CLOSED I SEE HAPPINESS

Galleria Lia Rumma, Via Stilicone 19 - Milano
Opening reception: March 20, 2012 h 6.30 pm

Ecstasy III, cm 150x150 - dittico, courtesy Lia Rumma

























MARINA ABRAMOVIĆ – EVENTS IN MILAN

Le prove di Marina, da Corriere.it

LIA RUMMA GALLERY   With Eyes Closed I See Happiness
Opening: Tuesday March 20, 2012 at 6.30pm –  INVITATION REQUIRED
The exhibition will be open until May 12, 2012

LIA RUMMA GALLERY: Via Stilicone 19 – 20154 Milan
Tel. +39 0229000101 – info@liarumma.it – www.liarumma.it
Gallery opening hours: Tuesday-Saturday 11am-1.30pm / 2.30pm-7pm


PAC – Padiglione di Arte Contemporanea The Abramović Method
Curated by Diego Sileo and Eugenio Viola

March 19, 2012 at 6.30pm: opening (by invitation only)
Exhibition: March 21 – June 10, 2012

PAC: Via Palestro 14 – 20121 Milan - www.comune.milano.it Musei e Mostre
Press office 24 Ore Cultura:
Giulia Zanichelli - T +39 02 30223739 - giulia.zanichelli@24orecultura.com

Press office Comune di Milano:
Elena Conenna - T +3902 88453314 - elenamaria.conenna@comune.milano.it


APOLLO CINEMA    Marina Abramović. The Artist is Present
March 22, 2012, hrs 8pm-10.15pm National premiére of the movie directed by Matthew Akers
Produced by Show of Force for HBO
Distributed in Italy by GA&A Productions and Feltrinelli

APOLLO CINEMA :
Galleria De Cristoforis 3 – 20122 Milan – T +39 02780390

Info and tickets: www.spaziocinema.info


La Galleria Lia Rumma è lieta di presentare la mostra di Marina Abramović With Eyes Closed I See Happiness  che si inaugurerà il 20 marzo 2012 nella sede di Milano. La mostra è il secondo dei grandi eventi che l’artista, indiscussa protagonista della Body Art, realizzerà in città. Il giorno precedente al museo PAC  avrà infatti inizio The Abramović Method.
Si tratta, in entrambi i casi, di progetti inediti – “un artista non dovrebbe mai ripetere se stesso” si legge d’altronde nel suo “Artist’s life Manifesto” – i primi ad essere presentati dopo la titanica performance The Artist is present tenutasi al MoMA di New York nel 2010, dove per tre mesi, ogni giorno, sette ore al giorno, l’artista si è donata al pubblico rimanendo seduta, immobile e rigorosamente in silenzio, di fronte ad una sedia che non è mai rimasta vuota. Su quella sedia si sono avvicendate migliaia di persone e soltanto attraverso lo sguardo si è dato vita ad uno straordinario flusso di energia.
Perché, se nelle performance degli anni settanta abbiamo visto Marina Abramović sottoporsi a innumerevoli prove di resistenza fisica e psichica sfidando ogni limite e ogni tabù legato al corpo, oggi l’artista è interessata al concetto di durata e ad un più intenso rapporto con il pubblico. Le sue ultime performance, House With the Ocean View, Seven Easy Pieces e The Artist Is Present, sono una chiara testimonianza di questa evoluzione che compie adesso un ulteriore passaggio.
In questo senso vanno letti i lavori ospitati da Lia Rumma. A dare il titolo alla mostra e a raccontare il nuovo stato dell’artista è un prezioso e rigenerante esercizio di metodo: With Eyes Closed I See Happiness. Una verità raggiungibile che dischiude infinite possibilità in quel sotteso invito a guardarsi dentro lasciando, questa volta, il mondo lontano da sé.
A sottolineare l’importanza di questa pratica, un gruppo di sculture poste su piedistalli di vetro, realizzate a partire dal calco della testa dell’artista e attraversate da cristalli di quarzo. Un cospicuo numero di opere fotografiche di grandi dimensioni, invece, scandiscono l’atmosfera e i gesti essenziali compiuti dall’artista per elevare il suo spirito.
Prove silenti e faticose di contemplazione estatica, per trovare un equilibrio, dare valore alle cose, percepirne il calore, l’energia. Lo spazio vuoto e svuotato, che circonda nelle foto la figura dell’Abramović, fissa simbolicamente l’azione e amplifica la percezione. Il vuoto è lì a condensare il bisogno di nitidezza, che è preludio necessario per qualsiasi concentrazione.
Perché è solo nel tempo pregno e illuminato della meditazione e nella tregua attiva del silenzio che è possibile fare spazio, giungere all’essenza.

Marina Abramović è nata a Belgrado nel 1946. Vive e lavora a New York, dove si sta occupando dell’apertura del Marina Abramović Institute for Preservation of Performance Art. Nella Galleria Lia Rumma di Milano ha già presentato nel dicembre del 2002 la mostra Video Portrait Gallery 1975-2002, mentre nella sede napoletana ha realizzato nel 2004 la performance Cleaning the mirror. Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1997, ha in quasi 40 anni di carriera esposto e realizzato performance nelle più importanti istituzioni museali di tutto il mondo. Ricordiamo quelle allo Stedelijk Van Abbemuseum, Eindhoven, 1985; Centre Georges Pompidou, Parigi, 1990; Neue National Galerie, Berlin 1993;  Guggenheim Museum, New York, 2005; MoMA, New York, 2010; Garage Art Center, Mosca 2011; la scorsa estate il Manchester International Festival e il Teatro Real Madrid hanno presentato il progetto teatrale The life and the death of Marina Abramović, per la regia di Bob Wilson.

The Galleria Lia Rumma is pleased to present the exhibition of Marina Abramović: With Eyes Closed I See Happiness which opens on 20 March 2012 in the Milan gallery. The exhibition is the second of the major events which the artist, the pioneer and key figure of Body Art, will present in the city. On the previous day, she will present The Abramović Method at the PAC museum.
Both events are new projects – and, indeed, the phrase “an artist should never repeat him/herself” is part of her “Artist’s life Manifesto” – the first to be presented after the titanic performance The Artist is present, given at MoMA in New York in 2010. For three months, each day and for seven hours a day, the artist presented herself to the public at MoMa by remaining seated, motionless and absolutely silent, opposite a chair that never remained empty. Thousands of people took turns to sit on the chair and an extraordinary flow of energy was created just through the power of the gaze.
In her performances in the seventies, Marina Abramović subjected herself to numerous trials of physical and psychic endurance, challenging every limit and taboo linked to the body, while today the artist is interested in the concept of duration and a more intense relationship with her public. House With the Ocean View, Seven Easy Pieces and The Artist Is Present provide clear proof of this evolution which is now undergoing a further transition.
This is the sense in which the works performed at the Lia Rumma Gallery should be interpreted. The title of the exhibition, which also describes the new state of the artist, comes from a rewarding and regenerating method of exercise:  With Eyes Closed I See Happiness. It is an attainable truth which reveals infinite possibilities in its implied invitation to look inside yourself, leaving the world far behind.
The importance of this practice is emphasized by a group of sculptures placed on glass pedestals, made from a plaster cast of the artist’s head covered in quartz crystals. A series of large photographic works contribute to the atmosphere and illustrate the simple and unadorned gestures made by the artist to elevate her spirit.
These silent and exhausting trials of ecstatic contemplation are designed to reach a state of equilibrium, to give importance to things, and to perceive their heat and energy. The empty and emptied space which surrounds the figure of Abramović  in the photographs symbolically fixes the action and amplifies the perception of it. The emptiness is there to condense the need for clarity which is the necessary prelude to any type of concentration.
Because only in the dense and illuminated time of meditation and in the active truce of silence is it possible to make space and attain the essence.

Marina Abramović was born in Belgrade in 1946. She lives and works in New York, where she is preparing to open the Marina Abramović Institute for Preservation of Performance Art. In December 2002 she presented the exhibition Video Portrait Gallery 1975-2002 at the Lia Rumma Gallery in Milan and in 2004 she gave the performance Cleaning the mirror at the Lia Rumma Gallery in Naples. She received the Leone d’Oro at the 1997 Venice Biennale. During her career, which spans almost 40 years, she has exhibited and given performances in leading museums throughout the world. These include the Stedelijk Van Abbemuseum, Eindhoven (1985), the Centre Georges Pompidou, Paris, (1990), the Neue National Galerie, Berlin (1993), the Guggenheim Museum, New York, (2005), MoMA, New York, (2010), and the Garage Art Center, Moscow (2011). Last summer the Manchester International Festival and the Teatro Real Madrid presented the theatre project The life and the death of Marina Abramović, directed by Bob Wilson.

Galleria Lia Rumma
Via Vannella Gaetani, 12 - 80121 Napoli - Tel +39 081 19812354
Via Stilicone, 19 - 20154 Milano - Tel. +39 02 29000101
Orari galleria: martedì-sabato 11.00-13.30 / 14.30-19.00
www.liarumma.it - info@liarumma.it


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