24.2.10

Un giro veloce tra Milano e Genova ed alcune considerazioni sul cibo semplice.

In questi giorni ho scoperto nuovi prodotti e nuove iniziative di qualità.
E’ cresciuta in me, ancora di più, la volontà di contribuire alla divulgazione di un’ alimentazione sana che possa essere sopratutto alla portata di tutti dal punto di vista dei prezzi al dettaglio.
Il mio interesse ed i miei obiettivi sono sia quello di promuovere la tradizione gastronomica/alimentare locale come elemento culturale sia quello di indirizzare le nuove generazioni, e non solo, verso nuove tendenze di vita in modo tale da prevenire le malattie della nostra epoca quali celiachia, obesità, anoressia/bulimia.
Per quanto riguarda la conoscenza e la divulgazione di prodotti di qualità desidero segnalare il Riso della Lomellina dell’Azienda agricola Motte.
Qualche giorno fa mi sono state donate alcune confezioni per poterlo assaggiare ed ascoltando la storia di questo riso ho provato da subito un grande rispetto sia verso il prodotto sia verso coloro che, con grandi sacrifici, lo producono.
Appena possibile dedicherò un approfondimento sulla storia dell’Azienda agricola Motte ed un post “gastronomico” al Riso della Lomellina visto che ho avuto l’opportunità di verificare l’eccellenza di questi prodotti.
Per il momento, potrete visitare il sito da cui ho riassunto le seguenti informazioni.
L’azienda Agricola Motte si trova nel territorio del Comune di Langosco (PV) e ricade all'interno di una vasta area, di elevato pregio ambientale, che è stata indicata dalla regione Lombardia come Zona di Protezione Speciale (ZPS) e denominata "Risaie della Lomellina".
Il basso livello di antropizzazione, la scarsa densità abitativa e la presenza di una risicoltura di lunga tradizione sono gli elementi che caratterizzano questa zona.
L' azienda ha un indirizzo colturale eminentemente basato sulla produzione di riso, tuttavia sono presenti anche appezzamenti coltivati a mais e grano introdotti nell'avvicendamento colturale al fine di interrompere la monosuccesione risicola e sfruttare così i benefici naturali della rotazione agraria.
L' Azienda Agricola Motte si propone quindi come partner affidabile per quella fascia di consumatori attenti alla qualità, alla genuinità e alla provenienza dei prodotti alimentari.
In particolare l'Azienda Agricola Motte si rivolge a Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.), a ristoratori , a piccole comunità e, più in generale a tutti coloro che decideranno, durante una gita tra le Garzaie della Lomellina, di fare una visita in azienda per acquistare un prodotto sano espressione di un territorio e delle sue tradizioni.

Altro discorso riguarda Genova. Città regale, di mare e di luce.
Camminando per le strettissime stradine che scendono verso il porto, attratto dal bagliore di un forno a legna, ho scoperto un luogo speciale… L’Antica Trattoria Sa Pesta.

Appena entrati si viene accolti dal grandissimo forno a legna sulla cui bocca, in grandi teglie di rame stagnato, cuociono farinate di ceci e torte salate di cereali, formaggi e verdure preparate seguendo le antiche ricette della tradizione ligure.

All’interno tutto è rimasto volutamente com’era e ci si accomoda dove si trova posto dividendo il tavolo con altri commensali.
Pochi piatti dai sapori veri ed autentici. Io ho gustato le squisite farinate, le trofie al pesto, le alici al verde ed il baccalà con le patate... Tutto assolutamente da non perdere!

16.2.10

Bistecca di Pesce Spada con spinaci allo zenzero, salsa di soia e sesamo.



Ed eccoci arrivati ad un’ altra parte di me quella che utilizza alimenti, quali lo zenzero e la salsa di soia, estranei alla tradizione della cucina italiana.
Lo zenzero ormai lo si trova molto facilmente e conosciute sono le sue proprietà antiossidanti. Un grosso bicchiere di acqua calda, con del succo di zenzero fresco, bevuto prima dei pasti favorisce e stimola la digestione. La salsa di soia sostituisce il sale oltre che a dare un gusto forte e definito.

2 bistecche di Pesce spada
la buccia di un limone non trattato
1 spicchio di aglio a fettine
un mazzetto di prezzemolo sforbiciato
olio evo
1 cucchiaio raso di semi di sesamo tostati
2 cucchiaio di salsa di soia salata

400gr di spinaci
1 cucchiaio di olio evo
succo da centrifuga di 2 cm di radice di zenzero fresco



Mettete in un piatto dal bordo alto le bistecche di spada con dell’olio evo, l’aglio a fettine sottili, la buccia del limone tagliata a julienne, il prezzemolo e lasciate marinare a temperatura ambiente per almeno un ora.

Nel frattempo cuocete gli spinaci a vapore e sistemateli nei due piatti.
Condite con un cucchiaino di olio evo ed il succo della radice di zenzero. (attenzione perché è molto piccante, vi consiglio di iniziare con un cucchiaino raso e poi aggiungerne altro se necessario).
Non aggiungete sale!

Trascorso il tempo della marinatura riscaldate una padella antiaderente o una griglia e quando sarà calda adagiatevi il pesce e spennellate con il solo sugo della marinatura.
Cuocete per non più di quattro/cinque minuti per lato, a secondo dello spessore delle bistecche, ricordando che è meglio che il pesce rimanga rosato all’interno anziché bianco e asciutto!
Prima di levare il pesce dalla padella spruzzatelo con un goccio di salsa di soia poi conditelo con il sesamo e sistematelo nel piato con gli spinaci.
Finite con l’aglio, il prezzemolo e le bucce di limone e se volete, con altra salsa di soia.

p.s. Ricordatevi di non salare nulla perché la salsa di soia è molto salata.
Quando dovrete marinare del pesce o della carne, e nella marinatura c’è dell’olio, non metteteli in frigorifero perché a bassa temperatura l’olio tende a solidificarsi e non otterrete l’effetto desiderato.

9.2.10

Purè di Cicerchie dell’Alta Murgia con funghi Cardoncelli saltati e scaglie di Pecorino Canestrato di Moliterno


Questo piatto nasce dal ricordo dei sapori di un viaggio nelle fantastiche terre di Puglia e Basilicata.
Città dalle bellezze mozzafiato, paesaggi forti e terra aspra, paesaggi verdi ricchi di uliveti sconfinati e terra rossa, formaggi, verdure, vini, olii, frutta e sapori antichi di millenni da custodire, tramandare e far apprezzare a chi ancora non conosce la saggezza e la forza di questi magici luoghi.

Ingredienti per 4 persone:
250gr di Cicerchie
500gr di funghi Cardoncelli della Murgia
olio extravergine d'oliva qb
1 cipolla bianca
1 spicchio di aglio
1 pizzico di bicarbonato
un cucchiaio di aghi di rosmarino fresco
un cucchiaio di foglie di prezzemolo fresco
scaglie di Pecorino Canestrato di Moliterno

Mettete a bagno le cicerchie per una notte poi scolatele, lavatele e trasferitele in una pentola capiente.
Coprite le cicerchie di acqua e fate si che questa le superi di almeno 2 dita quindi accendete a fiamma forte e portate a bollore.
Appena bolle aggiungete un pizzico di bicarbonato, abbassate la fiamma, girate e togliete la schiuma in eccesso quindi fate cuocere per almeno 90 minuti.
Aggiungete il sale solo a cottura ultimata e controllate che il livello dell’acqua non scenda mai al di sotto delle cicerchie. Ogni volta che sarà necessario aggiungete dell’acqua bollente.
Quando le cicerchie saranno cotte, scolatele dall’acqua in eccesso che terrete da parte, passatele al passa verdura, mettete il purè in una pentola e tenetelo al caldo a bagnomaria.
Se il purè dovesse risultare troppo solido aggiungete un po’ dell’acqua di cottura delle cicerchie.

le cicerchie crude
le cicerchie reidratate e spellate
i cardoncelli
Pulite i funghi con una spazzola e tagliateli a pezzi grossi poi conditeli con la cipolla affettata, l’aglio tritato e gli aghi del rosmarino fresco sforbiciato.
Scaldate, in una padella antiaderente, un cucchiaio di olio evo e quando sarà ben caldo gettate nella padella un pugno di funghi.
Fateli saltare a fiamma vivace e cuoceteli fino a che non sarà completamente evaporata la loro acqua.
Continuate così fino a quando non avrete terminato la cottura di tutti i funghi.
A questo punto suddividete il purè di cicerchie in quattro piatti, aggiungete i funghi, le scaglie di pecorino, qualche foglia di prezzemolo, se volete del peperoncino piccante fresco e servite accompagnando il piatto con del pane tostato e dell’olio extra vergine d’oliva a crudo!

7.2.10

gnocchi di ricotta e spinaci



Izn, del pasto nudo, mi ha messo la pulce nell’orecchio ed oggi mi sono svegliato con l’idea che dovevo fare questi gnocchi per risolvere la questione gnoccosa :-)
(leggete i commenti di questa ricetta)
Volevo degli gnocchi di ricotta che fossero morbidi ma che al tempo stesso non si rompessero in cottura.
Partendo da questa ricetta ho diminuito la farina ed aggiunto il parmigiano ed un albume all’impasto.
L’idea è quella di avere degli gnocchi che siano come l’interno di un raviolo! Per 25 gnocchi:
250 grammi di ricotta di pecora
70 grammi di farina 0
2 cucchiai di parmigiano
1 albume d’uovo
1 pugno di spinaci
sale
ghee*
salvia
parmigiano
pepe
sale
noce moscata

Lavate gli spinaci, asciugateli e tritateli, a crudo, grossolanamente.
Amalgamate la ricotta con la farina, il parmigiano, l’albume d’uovo, gli spinaci e un pizzico di sale senza lavorare troppo l’impasto.
Portate a bollore l’acqua poi salate ed abbassate la fiamma.
Con l'aiuto di due cucchiaini da caffè (non potrete lavorare l'impasto con le mani) formate degli gnocchi e fateli cadere nell'acqua. Dal momento che vengono a galla, prolungate la cottura per altri 3-5 minuti.
Alzateli con un mestolo forato e passateli in un salta pasta dove avrete fatto sciogliere del ghee o del burro condito con delle foglie di salvia fresca, sale, pepe e noce moscata.
Saltate per qualche minuto, aggiungete anche due gocce d’acqua in modo che si formi una squisita emulsione, ed impiattate.
Servite con Parmigiano appena grattugiato.

Potete anche cuocerli prima e poi saltarli in un secondo momento.

*Ghee o burro chiarificato
Si ottiene facendo sciogliere il burro a fuoco bassissimo max. 30 minuti. Una volta sciolto lo si lascia raffreddare poi lo si priva delle impurità che galleggiano in superficie e lo si filtra per 2 volte in un colino a trama sottilissima facendo attenzione a non versare l’acqua e la caseina che dovranno restare sul fondo della pentola in cui si è fatto sciogliere il burro.
La particolarità del ghee è che non brucia quindi adatto a sopportare le cotture più lunghe, per approfondire le notizie leggi qui.

1.2.10

cavolfiore con tripoline, olive di Gaeta e pinoli


Non ci sono mezze misure, il cavolfiore o lo si ama o lo si odia!
Qualche giorno fa camminando per Napoli, sono entrato in un palazzo attratto dal bellissimo cortile che si intravedeva dalla strada.
Appena due passi dopo il portone, ho sentito l’odore del cavolfiore ed immediatamente la mia memoria è andata indietro nel tempo ai ricordi di quando da bambino andavo a trovare mio padre in ufficio e Zi Marì (la portiera) un giorno su due cucinava il cavolo il cui profumo si diffondeva dalla sua cucina in tutto il palazzo.
Questa che ho scritto sotto è la versione classica, un po’ brodosa, ma se volete potete ridurre al minimo la quantità di acqua e ottenere un sugo con cui condire la pasta.

Per 4 persone
Un cavolfiore da 1kg
3 cucchiai di olio evo
1 spicchio di aglio
10 olive di Gaeta snocciolate
2 cucchiai di pinoli
acqua bollente q.b.
150gr di tripoline spezzate
pepe nero
peperoncino piccante fresco

Lavare e con le mani ridurre in cimette il cavolfiore.
In una pentola capiente far soffriggere lo spicchio di aglio in tre cucchiai di olio extravergine d’oliva.
Quando l’aglio sarà biondo unire i pinoli e dopo poco le olive snocciolate e tagliate a metà.
Lasciare cuocere per un paio di minuti ed aggiungere il cavolfiore poi tanta acqua quanto basta a coprire il cavolo.
Quando il cavolfiore sarà cotto unire nella stessa pentola la pasta e se necessario altra acqua bollente.
Portare a cottura e prima di servire spolverizzate con del pepe nero e del peperoncino piccante fresco.

21.1.10

Marzia Migliora - Forever Overhead - Galleria Lia Rumma Napoli


L'inverno del mercato dell'arte non ferma Lia Rumma che scommette ancora sulla città, raddoppiando gli spazi espositivi con il restauro della sua "aristocratica" dimora.
Un nuovo inizio e un ritorno.
A quasi 40 anni dalla mostra dell'artista americano Joseph Kosuth, sensazionale incipit di una lunga e intensa avventura sempre a sostegno di proposte di qualità, Lia Rumma riparte con l'arte italiana ospitando la personale di Marzia Migliora, Forever Overhead.
La mostra di Marzia Migliora nella Galleria di Napoli precede solo di pochi mesi l'apertura della nuova Galleria milanese di Via Stilicone, un edificio di circa 2000 mq su 4 livelli che inaugurerà in primavera con una personale, ancora all'insegna dell'arte italiana, dedicata ad Ettore Spalletti.
I nuovi spazi restaurati della Galleria Lia Rumma di Napoli riaprono al pubblico con Forever Overhead, mostra personale di Marzia Migliora. Sei nuove opere realizzate dall'artista facendo risuonare fonti diverse che spaziano dalla letteratura alla fisica, dalla storia dell’arte al quotidiano.
All’origine del progetto espositivo, l'affresco della lastra di copertura della Tomba del Tuffatore di Paestum dove un giovane uomo è sospeso tra la colonna-trampolino da cui si è appena lanciato e lo specchio d'acqua sotto di lui.
A quel corpo che vola, disegnando nell’aria un tragitto che accenna, nella lieve curva tra braccia e gambe, a un movimento circolare e perpetuo, si accompagna idealmente il racconto di David Foster Wallace - che dà il titolo alla mostra e all'omonimo video presentato - in cui, nella vertiginosa altezza di un trampolino, si consuma il rito iniziatico di un adolescente verso l’età adulta.
Un corpo si tuffa e nello staccare il peso da terra diviene altro.
Intorno a questo gesto fissato nel video, Marzia Migliora distilla parole, segni e immagini che alludono a un cambiamento di stato. Forever overhead suona come una formula che sospende l’azione in quel vuoto fatto di aria, per sempre lassù, nell’intervallo tra il prima e il dopo, quando non si può tornare indietro e non si conosce ciò che sta oltre. Un istante dilatato ad accogliere pensieri e possibilità, in cui la paura e il desiderio, la vita e la morte, l’ordinario e il trascendentale si rivelano unità inscindibili dell’essere.
La mostra si apre con Blocco di partenza, denominazione che tiene insieme due spinte di valore contrario: l’esitazione, il blocco, e lo slancio necessario a partire. L’artista realizza l'opera in piombo assumendo il proprio peso come unità di misura di una postazione simile a quelle presenti nelle piscine.
Le parole di Erri De Luca Alzo l’ultimo passo che depone in cima dove non è più suolo è aria affiancano la prima opera, quasi un monito allo slancio, ad andare oltre al limite delle paure ed a liberarsi nell’esperienza dell’aria.
Da una citazione dello stesso autore l’installazione: Siamo fatti di questo d’aria e acqua come le comete, una scritta neon che dissolve la sua luminosità fino a spegnersi e scomparire, per riaccendersi in un moto perpetuo.
Ed è ancora un’immagine affiorata dalla storia, lo spunto per Migratori senz’ali: sei teli tessuti al telaio a mano che riproducono le fasi di trasformazione di un corpo in goccia come appaiono nell'opera Tuffatore linee sintetiche del movimento verticale, realizzato nel 1931 dal futurista Thayaht. Alla velocità di caduta che ridisegna i profili stilizzati del corpo, Migliora sovrappone il movimento lento della tessitura, un gesto che, punto dopo punto, ne trattiene l‘impronta.
Conclude la mostra l'installazione Scomparire in un pozzo di tempo. Il pubblico è invitato a posizionarsi al centro del tappeto, dove il tuffo ha lasciato la sua traccia nell’avvolgimento circolare dell’acqua.


Marzia Migliora è nata ad Alessandria nel 1972, attualmente vive e lavora a Torino.
Tra le sue più recenti personali ricordiamo: Forme nel verde (2009), San Quirico d'Orcia, Horti Leonini; My no man's land (2008), Art Agents Gallery, Hamburg; Bianca e il suo contrario (2007), Galleria Lia Rumma, Milano; Tanatosi (2006) Fondazione Merz, Torino; The Agony & The Ecstasy (2005), FACT, Liverpool e Download now, Italian Cultural Institute, London; Appassionata (2004), MART, Rovereto; Pari o dispari (2004), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; infine Punto croce (2001), Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.
Ha preso parte, tra le tante, alle collettive: Emerging Talents. Nuova Arte Italiana (2009), Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze; Hopes & Doubts, cutting edge art between Lebanon and Italy (2008), The Dome, Beirut, Lebanon; Où? Scènes du sud: Espagne, Italie (2007), Portugal, Cerrè d'Art Nimes; La parola nell'arte (2007), Mart, Rovereto; Baroque and Neo-Baroque, DA2-Contemporary Art Centre, Salamanca, Aperto per lavori in corso (2005), PAC, Milano; Dimensione follia (2004), Galleria Civica d'Arte Contemporanea, Trento.
L'artista, con un progetto per il Museo del '900 a Milano, è tra i vincitori del premio internazionale indetto da Twister: Rete Musei Lombardia.

Testo di Francesca Comisso.
Si ringraziano l'azienda Zegna Baruffa Lane Borgosesia e per il film: Ilenia Corti, Marco Fois, Rocco Messere, Luca Ribuoli, Stefano Ricciotti, Daniele Tribi, Guido Viale Marchino.

Marzia Migliora
Senza titolo (A217), 2006
Watercolor on paper Cm 21x30.
Courtesy Lia Rumma


Marzia Migliora
From here to Eternit, 2009
Lettere in macronil con lampadine ad incandescenza da 15 watt bianche 56x630 Edition of 3
Courtesy Lia Rumma

Le ultime due immagini non si riferiscono alle opere in mostra.

13.1.10

I Sassi di Matera

Matera è veramente unica. Spesso si viaggia andando lontano, ore ed ore di aereo per cercare qualcosa che possa emozionarci dimenticando, o senza sapere, che quello che più ci emoziona è a pochi chilometri da casa!


Matera rappresenta lo scenario naturale in cui ricostruire la vita dell’uomo, dall’età della pietra ai giorni nostri, come testimoniano i Sassi, gli antichi rioni scavati nella roccia tufacea, i villaggi trincerati e la chiese rupestri della Murgia, i reperti archeologici del Museo Ridola e le architetture della città moderna.
E’ affascinante guardare da lontano Matera, così arroccata, ma è ancora più suggestivo esserci dentro e scoprire il vasto tessuto urbano che racchiude circa 80 chiese, di cui una sessantina sono rupestri, osservare da vicino le migliaia di abitazioni trogloditiche interamente scavate nella roccia, gli innumerevoli “vicinati” e gli ingegnosi sistemi di raccolta delle acque come le cisterne “a tetto” e “a campana”, i pozzi, i palombari e le neviere. La sensazione è quella di essere in un presepe e di vivere in un’altra epoca, tanto che alcuni grandi maestri del cinema, da Pier Paolo Pisolini a Mel Gibson, hanno scelto di ambientare i loro film in questa suggestiva cornice.


I Sassi di Matera sono il primo luogo al mondo dichiarato “paesaggio culturale” e dal 1993 sono stati inseriti dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Possono essere paragonati ad una “gigantesca scultura” formata da un intricato avvicendarsi di vicoli e scale, di grotte e palazzotti signorili, di archi e ballatoi, orti e ampie terrazze, scavati nel promontorio roccioso a ridosso della Gravina, un profondo canyon attraversato dall’omonimo torrente.
Il rione Civita, il nucleo più antico dell’abitato nella parte più alta del promontorio, domina e divide gli altri due rioni, il Sasso Barisano ed il Sasso Caveoso. La Civita è caratterizzata dal Duomo, edificato sulla sua acropoli, dai resti delle torri Metallara, Quadra e Capone che la cingevanoe dai bei palazzi nobiliari.
Il Sasso Barisano si estende a nord ovest della Civita, nella valle su cui affaccia la Cattedrale. Il Sasso Caveoso, a sud della Civita, anche se presenta notevoli costruzioni palazziate, è il quartiere più scavato e lo testimoniano le chiese rupestri, le case-grotta e le numerose cantine.






Enogastronomia ed artigianato.
Il pane di Matera (a marchio IGP), dalle tipiche forme a cornetto, è un pane pregiato per il profumo, la fragranza, il gusto e il colore giallo paglierino della mollica. Viene spesso usato nella preparazioni di piatti della tradizione culinaria materana.
Ottimi anche i prodotti da forno. Non manca il buon vino che ha meritato il marchio rosso Doc di Matera, un primitivo gradevole, pieno ed armonico.
Gli artigiani materani, eredi di antichi segreti, creano piccoli e unici capolavori lavorando il legno, il tufo e l’argilla. Anche la tradizione dei cartapestai è antica e legata ai culti religiosi, in particolare alla realizzazione del Carro Trionfale della Festa della Bruna.
Il simbolo di Matera è il fischietto di terracotta detto “cucù”.



L' albero blu, fischietto realizzato dallo scultore Pietro Gurrado


San Giovanni Battista





Foto:
© Giulio Cesare Fella
Testi:
© BASILICATAMateraITALY pubblicato da APTBasilicata

link utili:
Sassi di Matera
Guida ai Sassi di Matera
Locanda di San Martino

24.12.09

Gli Struffoli... Il più arabo dei dolci napoletani!


Profumi del Marocco per il mio dolce preferito della tradizione natalizia napoletana.
Questa è la mia versione, senza cocozzata (zucca candita) e senza diavulilli (confettini colorati) ma con solo miele di fiori d’arancio e scorzette di mandarino!
Un dolce semplicissimo dal sapore veramente unico che unisce due culture apparentemente molto distanti.



Per gli struffoli:
400gr di farina 00, 4 uova intere, sale, un cucchiaino di essenza di fiori d’arancio.
Lavorare tutti gli ingredienti a mano e far riposare. Dividere l’impasto in tanti pezzi e proseguire come per degli gnocchi di piccola dimensione.
Friggere gli struffoli in olio bollente pochi alla volta e farli scolare su carta assorbente.
Quando gli struffoli saranno freddi, fate sciogliere a bagnomaria 500gr di miele di fiori d’arancio poi unite le bucce tritate di due mandarini e gli struffoli.
Mischiate bene tutto, versate in un grande piatto e finite con lo zucchero a velo.

17.12.09

Risotto alla zucca con olio e semi di zucca



Amo la zucca e la utilizzo per tantissimi piatti sia salati che dolci.
La zucca si sposa benissimo con la carne e con il pesce ma anche con le altre verdure (finocchi e sedano rapa) , con le spezie (curcuma, cumino indiano, zafferano, semi di mostarda, chiodi di garofano, cannella, ginger, macis, peperoncino) e con i formaggi (parmigiano, pecorino, ricotta, taleggio, provola, gorgonzola)
Nei miei viaggi di lavoro ho ritrovato la zucca a Taraoudant, in Marocco, come ingrediente necessario per il cous cous vegetariano. In Messico ho scoperto che i semi di “calabaza” tostati, salati e macinati sono un ingrediente fondamentale della cucina messicana. In Austria poi, non solo si mangiano i semi di zucca glassati con lo zucchero ma si utilizza tantissimo l’olio di semi di zucca (kürbis kernöl) per condire soprattutto l’insalata di patate.
Girovagando su internet potrete trovare un’infinità di versioni di risotto alla zucca. La mia ricetta è un omaggio alla sola zucca e suoi derivati!
Esistono moltissime varietà di zucca. Io preferisco la zucca napoletana, di forma allungata di colore verde-arancio all’esterno ed arancione intenso all’interno. Questa zucca, rispetto alle varietà tonde, è meno dolce, molto più umida e ha una consistenza meno farinosa.
Si presta bene per sughi e condimenti ma non come farcitura per ravioli perché tenderebbe ad inumidire troppo la pasta.

Per 2 persone
400gr di zucca napoletana da pulire
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di olio evo
sale
140gr riso superfino (roma – carnaroli)
50gr burro
25gr parmigiano
25gr di pecorino romano
½ cipolla
1 dito di vino bianco secco
0,5lt di brodo vegetale
1 cucchiaio di semi di zucca tostati e macinati grossolanamente
2 cucchiaini di olio di zucca

Pulite la zucca e tagliatela a pezzi poi fatela stufare in padella, con uno spicchio d’aglio e 2 cucchiai di olio, a fiamma bassa e con il coperchio fino a quando sarà cotta.
In una pentola per risotti fate rosolare per 10 minuti a fiamma bassa, in 30gr di burro, un trito composto dalla cipolla ed un piccolo spicchio di aglio.
Aggiungete il riso e fate tostare per 2-3 minuti a fiamma alta cercando di non bruciare nulla :-) poi sfumate con il vino bianco ed aggiungete subito un mestolo di brodo e metà della zucca.
Continuate la cottura per circa 15min aggiungendo il brodo quando necessario. A cottura ultimata aggiungete il resto della zucca ed allontanate la pentola dal fuoco.
Condite con 20gr di burro ed i formaggi poi coprite e lasciare riposare per un paio di minuti.
Trascorsi 3-4 minuti impiattate e cospargete su ogni piatto i semi di zucca, versate un cucchiaino di olio di zucca e… altro formaggio se volete! (meglio pecorino)

1.12.09

La Certosa di Padula


Non ci sono parole per descrivere la bellezza del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.
Lo scorso week-end ho visitato La Certosa di Padula.
Pur essendo un luogo al di fuori di ogni immaginazione, di uno splendore mozzafiato, non esiste né un sito web né una piccola guida che venga consegnata al visitatore al momento dell’acquisto del biglietto d’ingresso.
Dalla Guida Rossa del Touring Club Italiano sulla Campania:
La Certosa di San Lorenzo, uno dei più grandiosi monumenti dell’Italia meridionale, estesa su una superficie di 51500 m², compresi i chiostri, il cortile ed il giardino fu realizzata per volere di Tommaso Sanseverino, conte di Mársico nel 1306, ma la costruzione si protrasse fino ai primi decenni del XIX secolo. L’aspetto prevalente dei vari corpi dell’edificio è barocco. L’impressione che si riceve dalla visita all’imponente complesso è veramente grandiosa e molto suggestiva.
Il monastero fu assai ricco e dava generosa ospitalità a pellegrini e a forestieri. Nel 1535 vi fu ospite, nel viaggio trionfale da Reggio a Napoli, dopo l’impresa di Tunisi, Carlo V, che vi cenò: secondo la tradizione, i monaci prepararono per lui e per il seguito una frittata di mille uova.

La certosa fu soppressa dal Governo francese, che vi alloggiò 20 mila soldati; col ritorno dei Borboni tornarono anche i Certosini, fino alla soppressione del 1866. Durante la guerra 1915-18 e dal 1940 al 1944 la Certosa fu adibita a campo di concentramento.


Il Chiostro Grande, vastissimo rettangolo di 15000m², a due ordini di portici su 84 archi, del 1690.
Lungo il portico si aprivano i quartieri dei Certosini, costituiti ciascuno da 3-4 stanze, dall'alcova, da un portichetto, da una loggia coperta e da un giardinetto con fontana. Accanto all'ingresso del quartiere è il finestrino per il quale si passava il cibo e un buco donde si porgeva il lume.
All'interno della certosa la Chiesa è ornata da bassorilievi con scene della vita di San Lorenzo.



L'interno della Chiesa dalla struttura ogivale, con volte a crociera, presenta una decorazione di epoca barocca.




Nel lato nord-occidentale, in una torre ottagona, è la grande ed elegante scala ellittica, costruita da Gaetano Barba nel 1761-63, che con due rampe porta al piano superiore, dov'è una galleria che gira sopra il chiostro e che serviva come passeggiata per i monaci.



Per ulteriori informazioni su Padula, sulla sua storia e su cosa visitare, Nicola Cestaro segnala www.padula.info